Cosa cambia in etichetta tra DOCG, DOC, IGT e vino?

Cambiano la menzione, il peso del disciplinare e la presenza del contrassegno di Stato. Le indicazioni obbligatorie di base, compresi allergeni, valore energetico e ingredienti, sono le stesse per tutti (regolamento (UE) n. 1308/2013, art. 119).

Cosa cambia in etichetta tra DOCG, DOC, IGT e vino?
TipoMenzione in etichettaContrassegno di StatoDisciplinare
DOCGDOCG (sigla o per esteso), oppure DOPObbligatorioSì, il più restrittivo
DOCDOC (sigla o per esteso), oppure DOPSe previsto dal disciplinareSì
IGTIGT (sigla o per esteso), oppure IGPNoSì, più leggero
Vino (senza DOP/IGP)Solo la categoriaNoNo; vitigno e annata con condizioni

Menzioni tradizionali e contrassegno: legge 238/2016.

Cosa può imporre il disciplinare di produzione?

Il disciplinare può rendere obbligatorie alcune indicazioni facoltative (per esempio l'annata), vietare qualificazioni come «fine», «scelto» o «selezionato», regolare sottozone, menzioni geografiche aggiuntive, «classico», «riserva», «superiore» e talvolta la posizione o la dimensione di alcune scritte.

È la fonte più dimenticata quando si rifà un'etichetta, perché non sta su EUR-Lex ma sul sito del Ministero o del consorzio. Nella nostra verifica il disciplinare della vostra denominazione si aggiunge ai regolamenti UE.

Il nome della denominazione resta sempre in italiano, anche sulle bottiglie destinate alla Germania o alla Francia: non si traduce e non si adatta.

Come funziona il contrassegno di Stato?

È la fascetta numerata applicata sul collo della bottiglia, prevista dalla legge 238/2016. È obbligatoria per tutte le DOCG e per le DOC il cui disciplinare la prevede. Serve alla tracciabilità e non sostituisce nessuna indicazione dell'etichetta, nemmeno il lotto.

Cosa deve riportare l'etichetta di un vino biologico?

Il logo biologico dell'UE, il codice dell'organismo di controllo (in Italia nel formato IT-BIO-000) e, sotto il codice, l'indicazione dell'origine delle materie prime agricole, per esempio «Agricoltura Italia» o «Agricoltura UE» (regolamento (UE) 2018/848).

  • Logo UE, codice e origine nello stesso campo visivo.
  • La dicitura «vino biologico» si usa solo se tutta la produzione, in vigna e in cantina, segue le regole biologiche.
  • Il vino biologico ha limiti di anidride solforosa più bassi, ma se supera 10 mg/l deve riportare «contiene solfiti» come ogni altro vino.
  • Allergeni, valore energetico, ingredienti ed e-label seguono le stesse regole del vino convenzionale.
  • Loghi privati di certificazione (vegan, biodinamico) sono facoltativi e non sostituiscono il logo UE.

Annata e vitigno: quando si possono scrivere?

Sui vini DOP e IGP annata e vitigno seguono il disciplinare. Per tutti i vini valgono le soglie del regolamento delegato (UE) 2019/33: almeno l'85 % delle uve dell'annata indicata e, per un solo vitigno, almeno l'85 % di quella varietà. I vini senza DOP o IGP possono indicarli solo con un sistema di certificazione.

Per i vini varietali senza denominazione, alcune varietà sono escluse dall'indicazione in etichetta o possono essere usate solo in certe condizioni, perché coincidono con nomi di denominazioni. È uno dei controlli che facciamo sulle etichette dei vini da tavola venduti all'estero, dove il nome del vitigno è spesso l'argomento di vendita principale.

Sottozone, menzioni geografiche aggiuntive e «vigna»: cosa controllare?

Sono indicazioni possibili solo se il disciplinare le prevede, e con il nome esatto che il disciplinare riporta. La menzione «vigna» seguita dal toponimo richiede in Italia l'iscrizione in un apposito elenco. Un nome geografico non previsto, anche se reale, può costituire un'indicazione ingannevole.

Lo stesso vale per i nomi di fantasia che richiamano un luogo: un nome di vino che evoca un comune o una zona diversa da quella di produzione può creare problemi. Nella verifica confrontiamo ogni toponimo dell'etichetta con il disciplinare.

Vino biologico venduto all'estero: cosa cambia?

Il logo biologico dell'UE e il codice dell'organismo di controllo sono identici in tutti gli Stati membri e non si traducono. Cambiano, come per ogni vino, la lingua degli allergeni, la parola «ingredienti» accanto al QR e la lingua dell'e-label. Alcuni distributori chiedono anche il certificato biologico in copia.

L'indicazione dell'origine sotto il codice («Agricoltura Italia» o «Agricoltura UE») può essere scritta nella lingua del paese di vendita, ma molte cantine la lasciano in una forma comprensibile in tutti i mercati, come «Agricoltura UE».

Vegan, biodinamico, sostenibile: si possono scrivere?

Sì, sono indicazioni volontarie. Devono essere vere e verificabili, e i loghi di certificazione privati vanno usati secondo le regole dell'ente che li rilascia. Non sostituiscono nessuna indicazione obbligatoria e non vanno nella pagina e-label, che deve restare priva di contenuti commerciali.

Per «vegano» è utile ricordare che riguarda soprattutto la chiarifica: un vino chiarificato con albumina o caseina non può definirsi vegano, e in quel caso va verificato anche se l'allergene resta rilevabile.

Il QR dell'e-label può mostrare il logo biologico o la storia della DOC?

No. La pagina e-label deve contenere solo le informazioni obbligatorie, senza contenuti commerciali né marketing. Logo bio e denominazione stanno già in etichetta; la storia della cantina e del territorio può stare su un sito raggiunto da un secondo QR, distinto da quello degli ingredienti.

Checklist per l'etichetta di un vino a denominazione

Prima di stampare l'etichetta di un DOCG, DOC o IGT conviene ripassare sette punti: menzione e nome esatti, disciplinare aggiornato, contrassegno, termini riservati, annata e vitigno, indicazioni UE complete e, se bio, logo e codice.

  1. Nome della denominazione scritto esattamente come nel disciplinare.
  2. Menzione DOCG, DOC o IGT (oppure DOP, IGP) corretta.
  3. Ultima versione del disciplinare: le modifiche sono frequenti.
  4. Contrassegno di Stato se previsto.
  5. Termini riservati («riserva», «superiore», «classico») solo se ammessi.
  6. Allergeni, valore energetico, QR con «ingredienti», lotto, codici ambientali.
  7. Per il bio: logo UE, codice dell'organismo, origine delle materie prime.

Le domande dei produttori

Dove trovo il disciplinare della mia denominazione?

Sul sito del Ministero dell'agricoltura, nella sezione dedicata ai disciplinari dei vini DOP e IGP, e spesso sul sito del consorzio di tutela.

Il codice dell'organismo di controllo biologico è obbligatorio?

Sì, insieme al logo biologico UE e all'indicazione dell'origine delle materie prime, secondo il regolamento (UE) 2018/848.

Un IGT può indicare il vitigno?

Sì, se il disciplinare lo prevede e se il vitigno rappresenta almeno l'85 % delle uve, o più vitigni il 100 % in ordine decrescente.

Posso scrivere DOP invece di DOC?

Sì. La menzione tradizionale DOC o DOCG può sostituire «Denominazione di Origine Protetta», ma si può usare anche la dicitura europea.

Il vino biologico deve avere l'e-label?

Sì, come ogni vino prodotto dall'8 dicembre 2023: ingredienti e dichiarazione nutrizionale, stampati o tramite QR.

Il contrassegno DOCG basta come lotto?

No. Il lotto va comunque indicato secondo la direttiva 2011/91/UE.

Fonti

Criteri di selezione: citiamo prima i testi ufficiali (EUR-Lex, portali normativi nazionali), poi indagini con il nome dell'editore.

Aggiornato il 2 novembre 2026 dal team WineLex