Cosa cambia da un paese all'altro?

La lingua delle informazioni al consumatore, la formulazione degli allergeni e alcune indicazioni nazionali. L'elenco di base viene dal regolamento (UE) n. 1308/2013 ed è identico ovunque; la regola sulla lingua viene dall'articolo 15 del regolamento (UE) n. 1169/2011.

Cosa cambia da un paese all'altro?
PaeseAllergene in etichettaParola accanto al QRPunti nazionali da verificare
GermaniaEnthält SulfiteZutatenTesti in tedesco, registrazione imballaggi LUCID
AustriaEnthält SulfiteZutatenTesti in tedesco, obblighi sugli imballaggi per la vendita a distanza
FranciaContient des sulfitesIngrédientsPittogramma donna incinta, Info-tri secondo l'imballaggio
BelgioContient des sulfites / Bevat sulfietenIngrédients / IngrediëntenLingua della regione linguistica di vendita
Paesi BassiBevat sulfietenIngrediëntenTesti in neerlandese
PoloniaZawiera siarczynySkładnikiTesti in polacco
IrlandaContains sulphitesIngredientsAvvertenze sanitarie obbligatorie dal 3 settembre 2028
SpagnaContiene sulfitosIngredientesReal Decreto 1363/2011
PortogalloContém sulfitosIngredientesTesti in portoghese
Svizzera (non UE)Secondo la linguaSecondo la linguaOrdinanze svizzere, non il regolamento 2021/2117

In che lingua va scritta l'etichetta di un vino esportato?

Le informazioni al consumatore, cioè allergeni, ingredienti e dichiarazione nutrizionale, vanno in una lingua facilmente comprensibile nel paese di vendita, quasi sempre la lingua ufficiale. Le indicazioni proprie del vino possono comparire in una o più lingue ufficiali dell'UE e i nomi delle denominazioni restano in italiano.

In pratica, un Chianti venduto in Germania può tenere «Chianti DOCG» e «Prodotto in Italia» in italiano, ma deve riportare «enthält Sulfite» e avere l'e-label in tedesco con la parola «Zutaten» accanto al QR. Alcuni paesi, come la Germania e la Francia, impongono la propria lingua con leggi nazionali.

Una controetichetta può servire più paesi: allergeni in più lingue su una sola riga e un'e-label che mostra la lingua del telefono. È spesso la soluzione più economica per le cantine che spediscono piccoli lotti in molti paesi.

Serve indicare l'importatore per un vino italiano venduto in un altro paese UE?

No. L'indicazione dell'importatore è obbligatoria per i vini importati da paesi terzi (regolamento (UE) n. 1308/2013, art. 119). Tra Stati membri non si parla di importazione: basta l'imbottigliatore. Il distributore può comunque chiedervi di indicare il suo nome, come scelta commerciale.

Germania e Austria: cosa cambia per un vino italiano?

Testi al consumatore in tedesco: «enthält Sulfite», «Zutaten» accanto al QR, e-label in tedesco. Il numero di controllo ufficiale (AP-Nummer in Germania, staatliche Prüfnummer in Austria) riguarda i vini di qualità prodotti in quei paesi, non i vini italiani.

In Germania chi immette per primo imballaggi sul mercato deve registrarsi nel registro LUCID ai sensi della legge sugli imballaggi (VerpackG); se vendete direttamente a clienti tedeschi, può essere il vostro caso. In Austria verificate gli obblighi sugli imballaggi per la vendita a distanza.

Guide dedicate: vendere vino in Germania e vendere vino in Austria. Per i produttori locali, le pagine in tedesco: Weinetikett in Deutschland e Weinetikett in Österreich.

Francia: cosa cambia per un vino italiano?

Testi in francese («contient des sulfites», «ingrédients» accanto al QR) e il pittogramma che sconsiglia l'alcol alle donne in gravidanza, obbligatorio sulle bevande alcoliche vendute in Francia. Secondo l'imballaggio si aggiungono le informazioni sulla raccolta differenziata (Info-tri).

Le regole sul pittogramma sono state oggetto di revisione: verifichiamo la versione in vigore al momento della stampa, dimensione compresa. Guida completa: vendere vino in Francia.

Belgio, Paesi Bassi, Polonia, Paesi nordici: cosa sapere?

Le regole del vino sono quelle UE; cambia soprattutto la lingua. In Belgio dipende dalla regione linguistica in cui il vino è venduto, nei Paesi Bassi serve il neerlandese, in Polonia il polacco, in Danimarca il danese, in Svezia lo svedese.

  • Belgio: francese, neerlandese o tedesco secondo la regione; spesso si usa un'etichetta bilingue francese-neerlandese.
  • Paesi Bassi: «bevat sulfieten», e-label in neerlandese.
  • Polonia: «zawiera siarczyny», e-label in polacco.
  • Danimarca: «indeholder sulfitter»; Svezia: «innehåller sulfiter». Nei paesi con monopolio di Stato, il distributore o il monopolio possono avere requisiti propri.

Spagna e Portogallo: cosa sapere?

Le regole del vino sono quelle UE, con testi al consumatore in spagnolo («contiene sulfitos», «ingredientes») o in portoghese («contém sulfitos», «ingredientes»). In Spagna le norme nazionali di etichettatura del vino sono nel Real Decreto 1363/2011; in Portogallo vigila l'Instituto da Vinha e do Vinho (IVV).

Sono mercati in cui il vino italiano entra spesso tramite distributori specializzati e ristorazione. Le pagine dedicate, scritte per i produttori locali, sono in spagnolo e in portoghese: etichetta del vino in Spagna e rotulagem do vinho em Portugal.

Come organizzare le etichette quando si esporta in molti paesi?

Si raggruppano i paesi per lingua e si decide quante controetichette servono. Due o tre versioni multilingue bastano di solito per coprire tutta l'Europa: una per l'area tedesca, una per l'area francese e del Benelux, una per l'Italia e i mercati minori, con un'unica e-label multilingue.

  1. Elencate i paesi in cui vendete oggi e quelli dei prossimi due anni.
  2. Raggruppateli per lingua: tedesco (DE, AT, Alto Adige), francese (FR, BE, Lussemburgo), neerlandese (NL, BE), altre.
  3. Per ogni gruppo, una controetichetta con allergeni e parola «ingredienti» nelle lingue del gruppo.
  4. Aggiungete le indicazioni nazionali che non disturbano gli altri paesi, come il pittogramma per la gravidanza.
  5. Un'unica pagina e-label con tutte le lingue: il QR stampato resta lo stesso per ogni versione.

Irlanda: cosa cambia dal 2028?

L'Irlanda ha adottato avvertenze sanitarie obbligatorie per le bevande alcoliche, con l'applicazione rinviata al 3 settembre 2028 (Arthur Cox). Fino ad allora valgono le regole UE con testi in inglese, per esempio «contains sulphites».

Svizzera: valgono le regole UE?

No. La Svizzera non è nell'UE e non applica il regolamento (UE) 2021/2117: valgono le ordinanze svizzere sulle derrate alimentari e sulle bevande, sotto la vigilanza dell'USAV. Le informazioni vanno in almeno una lingua ufficiale svizzera, quindi l'italiano è ammesso.

Il tema interessa soprattutto i produttori svizzeri che esportano nell'UE: ne parliamo nelle pagine in francese e in tedesco (encaveurs suisses, Schweizer Wein in die EU).

Le regole paese per paese

Le domande dei produttori

Posso usare la stessa controetichetta per Italia e Germania?

Sì, se riporta gli allergeni in italiano e in tedesco, la parola «ingredienti» in entrambe le lingue accanto al QR e un'e-label disponibile nelle due lingue.

Il nome della denominazione va tradotto?

No. I nomi delle DOP e IGP e le menzioni tradizionali come DOCG restano nella lingua d'origine.

Serve l'AP-Nummer per vendere vino italiano in Germania?

No. L'AP-Nummer riguarda i vini di qualità prodotti in Germania.

Fonti

Criteri di selezione: citiamo prima i testi ufficiali (EUR-Lex, portali normativi nazionali), poi indagini con il nome dell'editore.

Aggiornato il 2 novembre 2026 dal team WineLex